Archive for January, 2005

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Friday, January 21st, 2005

Too many things to do! I was willing to post a new rant every 2 weeks but I’m already behind my schedule… There are currently more pressing matters (i.e. an exam next Wednesday) and I’m afraid the rants will have to wait. And the site restyling I’m planning is on hold too… :|

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Thursday, January 13th, 2005

Five months… such a long time… :|

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Wednesday, January 12th, 2005

My public GnuPG key. Click here if you don’t know what I’m talking about…

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Friday, January 7th, 2005

Last night I dreamt about two trains crashing… today I see this piece of news
Now I’m scared O_O

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Wednesday, January 5th, 2005

A new rant! Click here!

Smile!

Tuesday, January 4th, 2005

Gli smilies mi hanno sempre incuriosito. O meglio, hanno iniziato ad incuriosirmi quando mi sono reso conto della quantità di smilies che spargo in ogni cosa che scrivo, dagli Instant Messenger ai Forum alle Mail… A volte ho quasi l’impressione che siano diventati una specie di abitudine e che abbiano perso il loro vero significato. Ma poi quale sarebbe il significato degli smilies?

Ci sono studi secondo cui la comunicazione è costituita al 7% dal linguaggio verbale, al 38% dal linguaggio paraverbale (intonazione della voce, pause eccetera) e al 55% dal linguaggio non verbale (gesti, espressioni del viso eccetera). Questo significa che la comunicazione scritta può catturare solo quel misero 7% (o poco di più, come vedremo tra poco): è addirittura un miracolo che si riesca a farsi capire, in simili condizioni…
In realtà alcuni elementi del linguaggio paraverbale possono essere riportati nel contesto della scrittura: la scelta di un certo registro linguistico, l’uso della punteggiatura, la formattazione del testo, le pause tra i paragrafi, perfino la scelta delle parole in base al loro suono… sono tutti elementi che aggiungno potere comunicativo alla scrittura. “Potresti fare di più!”, “Potresti fare di più…”, “Potresti fare di più?” sono tre semplici frasi con lo stesso contenuto verbale, ma la minima aggiunta costituita dalla punteggiatura riesce a dare ad ognuna un significato ben preciso e diverso dalle altre due.
Nonostante le innumerevoli possibilità offerte dagli elementi comunicativi che abbiamo appena visto, la scrittura rimane ancora meno espressiva della comunicazione orale faccia a faccia (e anche di quella a distanza – come una telefonata – a dire la verità): manca soprattutto il linguaggio non verbale.

Avete già capito dove voglio andare a parare? Immagino di sì, ma facciamo prima una breve digressione: nonostante non sia il mezzo comunicativo più espressivo che abbiamo a disposizione, la scrittura è molto usata. Aggiungerei anzi che con la diffusione di internet si è assistito a un vero e proprio boom della comunicazione scritta. I motivi sono innumerevoli e a volerli citare tutti ne dimenticherei senza dubbio molti: senza pretese di esaustività, quindi, vediamone alcuni. Innanzitutto la scrittura si presta perfettamente ad una comunicazione asincrona e asintopica – quindi senza limiti di tempo o spazio – il che le permette di raggiungere un pubblico potenzialmente molto vasto. Inoltre uno scritto può essere riletto più volte, mentre un discorso orale deve necessariamente essere colto al volo, dal momento che difficilmente sarà ripetuto: questo fa sì che la scrittura possa permettersi una maggiore complessità, evidenziata anche dall’uso di una struttura ipotattica laddove la comunicazione orale è invece essenzialmente paratattica. Infine la scrittura permette un certo distacco dalle emozioni e dai sentimenti, consentendo di esprimere cose che non avremmo mai detto per pudore, imbarazzo o vergogna. Non solo: dal momento che spesso il feedback da parte del destinatario non è immediato ci si può esprimere senza timore di essere influenzati dalle sue reazioni.
Al momento li abbiamo visti come vantaggi, tuttavia questi elementi – soprattutto gli ultimi due – possono anche rappresentare dei grossi svantaggi per la comunicazione scritta e portare a fraintendimenti (per non parlare del fatto che spesso si sfrutta il paravento del testo scritto e dell’anonimato per lanciare insulti e commenti che vis a vis ci si guarderebbe bene dal ripetere…). In un contesto come Internet, all’interno del quale comunicano fra loro persone appartenenti a culture molto distanti e con idee spesso diametralmente opposte, farsi capire chiaramente è essenziale, e lo scotto che si paga quando non ci si riesce è spesso di far sfociare la discussione in una furibonda rissa digitale (penso soprattutto ai forum e alle flame wars che chiunque abbia un minimo di esperienza su internet ben conosce – ma anche per una mail male interpretata si possono creare tensioni e malumori).

E allora ecco che – finalmente! direte voi – arriviamo a parlare degli smilies, che non sono altro che un modo per aggirare la mancanza di comunicazione non verbale nel testo scritto. A volte servono a rafforzare il messaggio verbale, altre volte a disambiguarlo, altre volte sono inutili: in ogni caso sono uno strumento di comunicazione potente.
Vediamo di dimostrarlo con un esempio: leggendo una frase come “Non lo sopporto Mario quando fa così” sarebbe difficile risalire alla vera intenzione con cui l’autore l’ha scritta, mentre probabilmente in una conversazione faccia a faccia la cosa sarebbe lampante, dal tono di voce, dalle occhiate, dalle espressioni del viso.
Proviamo ad aggiungere uno smile: “Non lo sopporto Mario quando fa così :|”. Il significato è già più chiaro: a quanto pare Mario è davvero insopportabile e sembra che l’autore della frase si sia ormai rassegnato a questo fatto. Ma che succede se cambiamo lo smile? “Non lo sopporto Mario quando fa così :PP”. In questo caso vengono comunicati due messaggi in apparente antitesi: probabilmente l’autore non pensa davvero che Mario sia insopportabile, sta solo usando una sorta di iperbole per esprimere il concetto in maniera scherzosa (il che dovrebbe denotare anche una certa familiarità con il soggetto della frase ed i destinatari). Cambiamo ancora: “Non lo sopporto Mario quando fa così >:|” potremmo tradurlo più o meno in “Se lo fa di nuovo lo prendo a bastonate sulla testa”.

Forse a questo punto qualcuno si starà chiedendo come mai la scrittura esista da secoli mentre gli smilies abbiano acquistato popolarità solo negli ultimi decenni. Se da un lato questo è dovuto al boom della comunicazione scritta cui accennavo qualche riga più in alto, viene da chiedersi se gli stessi elementi di comunicazione non verbale non possano essere resi con qualche perifrasi, invece che con dei simboli. Ovviamente possono: non mi risulta infatti che i romanzi pullulino di smilies, eppure riescono ad esprimere le emozioni alla perfezione – a volte anche meglio della comunicazione orale.
Il fatto è che la letteratura viene percepita in maniera decisamente diversa dalla comunicazione di tutti i giorni: se scrivessi su un forum “Con espressione iraconda e gesticolando dico che non lo sopporto Mario quando fa così” probabilmente mi prenderebbero per pazzo. Questo perchè la scrittura su internet è spesso più vicina alla comunicazione orale di quando non lo sia la letteratura, e nella comunicazione orale il linguaggio non verbale si esprime in maniera istantanea: basta un attimo per percepire l’espressione di un volto, così quando quella stessa espressione deve essere resa attraverso una perifrasi necessariamente lunga, perde immediatezza e la comunicazione risulta farraginosa. Gli smilies invece sono concisi, quasi istantanei, e rappresentano quindi il modo migliore che abbiamo oggi a disposizione per sopperire alla mancanza del linguaggio non verbale in alcuni tipi di comunicazione scritta (certo che una perifrasi ben scritta rimarrà comunque più chiara: ma alla precisione del messaggio viene preferita la sua immediatezza).

Alcune note conclusive: gli smilies hanno conosciuto una enorme diffusione e in alcuni casi la loro funzione primaria si è perduta. Ormai non è difficile imbattersi in smilies che rappresentano qualsiasi cosa: azioni, personaggi, eventi… fate un giro su qualsiasi forum o su MySmilies.com per avere un’idea ;)
Questo è inevitabilmente legato al successo degli smilies e al fatto che si sia passati ad una rappresentazione tramite immagini invece che tramite caratteri. Tuttavia ovunque andiate noterete che i primi smilies sono sempre quelli che esprimono emozioni o espressioni. In questo senso è interessante notare che anche gli smilies giapponesi, pur essendo differenti dai nostri, servono sostanzialmente a rappresentare le stesse cose.
L’argomento della comunicazione su internet è maledettamente vasto e interessante (anche se suppongo che arrivati a questo punto vi siate addormentati :P) e non può certo essere esaurito in questi pochi paragrafi, soprattutto considerando che ho iniziato a studiarlo seriamente da poco tempo, e molte delle cose che ho scritto sono quindi mie interpretazioni personali.
Forse in futuro tornerò sull’argomento.

Ah, quasi dimenticavo: visto che ho parlato di forum, date un’occhiata a questo link. Decisamente istruttivo :D

Niko niko! (^ ^)

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Saturday, January 1st, 2005

I wish you all a happy new year. May it be a year worth living.
I think I’ll go to sleep now… zzz