Archive for February, 2005

Plenty of room…

Monday, February 28th, 2005

At the end of Pain of Salvation’s BE you can hear a child’s voice saying “There’s room for all God’s creatures, right next to the mashed potatoes”. Of course i think it was pure genius to put it there, but I didn’t know until yesterday that joke is quite pouplar on the Internet, and was even used for (or originated from, I’m not sure) a restaurant advertising billboard… have a look :P

Another year is gone…

Sunday, February 20th, 2005

Today I’m 23. Snow is falling outside. I guess you start getting old when you can’t watch the snow falling without thinking of the consequences (I’m lucky I don’t need to use my car in the next few days…)

And then one day you find
ten years have got behind you
no one told you when to run
you missed the starting gun

A fresh new start

Friday, February 18th, 2005

Here we are at last! As you can see I managed to put together the new version of the site.
New graphics, a new position for the rants (they definitely needed to be more visible), a new news insertion backend (connecting to ftp for every homepage update was a pain in the ass ;P), some updated content here and there.
I really hope you’ll enjoy this new version of my Drop in the Ocean: it wasn’t an easy task to accomplish with the exams and all, but I’m pretty proud of how it turned out.

Caro 2004…

Friday, February 18th, 2005

…quanto tempo è già passato dal lontano zeroooooooo!
Prendo a prestito una canzone di Elio per il titolo del classico rant di fine/inizio anno (anche se il sovrapporsi di impegni ed esami l’ha fatto slittare a febbreio inoltrato).
In questi periodi si fanno di solito consuntivi dell’anno appena trascorso oppure progetti per il prossimo. Dal momento che i progetti puntualmente non si realizzano, tagliamo un po’ limitandoci al consuntivo di questo 2004 ;P
Musica
L’uscita più interessante dell’anno è stata senza dubbio BE: l’ultima opera dei Pain of Salvation è persino difficile da descrivere a parole – ed è per questo che la recensione che avevo promesso e praticamente già scritto giace ancora in attesa di una revisione che mi soddisfi. Un album a tratti spiazzante, complesso e profondo, in cui Daniel Gildenlow dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori cantanti in circolazione (per non parlare del concept e della musica… praticamente ha fatto tutto lui :P). Mi fermo qui per evitare di riempire il rant solo con BE. Vi consiglio però di ascoltarlo (tutto, mi raccomando) così potrete farvene un’idea sicuramente migliore di quella che posso trasmettervi io. ;)
Sempre restando nell’ambito dei PoS, l’anno scorso ha visto la luce anche il loro primo live album – 12:5 il titolo – che ha dimostrato una volta di più le loro qualità musicali e la loro ricerca di spunti originali. Tutte le canzoni sono infatti proposte in versione acustica, alcune totalmente stravolte rispetto alle versioni in studio, tanto da avermi lasciato sorpreso al primo ascolto. Senza dubbio i fan dei PoS troveranno questo live album molto interessante – in attesa della versione live di BE che dovrebbe arrivare presto – tuttavia potrebbe piacere anche a chi non ha mai ascoltato nulla dei Pain of Salvation, per quanto non riesca a concepire l’esistenza di persone del genere :P
Rimaniamo sui titoli abbastanza recenti: ho atteso con impazienza FWX, l’ultimo lavoro dei Fates Warning e l’ultimo con Mark Zonder alla batteria. L’album non è male, ma devo ammettere di essere rimasto un po’ deluso: decisamente lontano da opere come A Pleasant Shade of Gray, Parallels, Disconnected, ho avuto l’impressione che le tracce fossero un po’ buttate a caso, senza quel certo filo conduttore che le legava negli altri album.
Altra mezza delusione: One di Neal Morse. Ammetto di averlo ascoltato in maniera distratta, ma mi è sembrato un clone un po’ opaco del precedente Testimony, che invece era un album col botto: un altro dei migliori che abbia ascoltato nel 2004 (anche se l’album in realtà è del 2003).
Qualcuno si ricorderà che di Testimony avevo già parlato (14/9/04), insieme ad altri due album. The Music that died Alone dei The Tangent era uno dei due: lo sto ascoltando ora e ribadisco che è un album molto piacevole, suonato in maniera superlativa e con una copertina molto bella, che racchiude bene le atmosfere del cd. L’altro album di cui avevo parlato era Trinity degli americani Prototype: bello e tecnicamente molto complesso (ogni volta che sento certi passaggi di batteria mi deprimo…) ma forse un po’ troppo pesante per i miei gusti. Ogni tanto torna nel lettore cd, specie nei periodi in cui sono piuttosto incazzato. ;)
Del doppio cd The Human Equation degli Ayreon (o meglio di Arjen Lucassen) ho già scritto su questo sito: vi rimando alla recensione. Spinto dall’ascolto di The Human Equation mi sono ascoltato anche i precedenti album degli Ayreon: Flight of the Migrator, Into the Electric Castle e The Dream Sequencer. Lo stile di Lucassen è riconoscibilissimo in tutti gli album, ma ho l’impressione che The Human Equation abbia rappresentato il punto più alto della sua produzione (almeno di quella che ho ascoltato io). In ogni caso interessanti, e finalmente ho capito la storia del Dream Sequencer… ;)
Restando sempre in ambito prog devo citare i Magellan, che ho scoperto con Impossible Figures (e di cui ho poi ascoltato anche Hundred years flood). Il loro è uno stile molto particolare e originale, e devo dire che mi hanno lasciato piacevolmente impressionato.
Allo stesso modo mi hanno sorpreso i Poverty’s no Crime, autori di un progressive piacevole da ascoltare, giusto compromesso tra tecnica e semplicità: vi consiglio l’ascolto di The Chemical Chaos.
Ho parlato prima dei The Tangent, tra i cui componenti spicca senz’altro il nome di Roine “side-project” Stolt. Non contento di essere uscito con il nuovo album dei Flower Kings (che non ho ancora ascoltato) e con il secondo cd dei The Tangent (The world that we drive through, anche questo ancora da ascoltare) ha anche sfornato Keyholder, nuovo albm dei Kaipa: veramente bello, anche se non è riuscito a soppiantare per quanto mi riguarda il precedente Notes from the Past (a cui sono legato più da un punto di vista “affettivo” che non musicale, comunque).
Per la serie “gruppi di cui non mi ero mai accorto”, ho recentemente scoperto i Marillion: ne avevo sempre sentito parlare come un gruppo prog, anche se Anoraknophobia mi è sembrato un album quasi pop (non male, in ogni caso). Dovrò approfondire la conoscenza, a questo punto ;)
Nella stessa categoria rientrano anche i Tool, che avevo sempre considerato meno di zero ma sui quali mi sono dovuto assolutamente ricredere: tecnici, originali, sperimentali al limite del fastidio (odio Ions ;P), mi chiedo come abbia potuto ignorare Lateralus fino ad oggi. E Danny Carey è un genio. ;)
Spinto dalla nuova passione per i Tool mi sono avvicinato anche agli A Perfect Circle (progetto di James K. Maynard, cantante dei Tool): per quanto molto cupi, Thirteenth Step e Mer de Noms sono album molto piacevoli da ascoltare, mentre l’ultimo eMOTIVe mi ha messo addosso una tale tristezza che l’ho sentito una volta sola :P
Parlavo prima dei Magellan. In realtà il discorso non è chiuso perchè ho avuto anche modo di ascoltare Leonardo: The Absolute Man, una prog/rock opera in cui nettissima è l’impronta – vocale e stilistica – di Trent Gardner (uno dei Magellan appunto). Un album forse un po’ eccessivo (sentire cantare alcune cose in italiano fa accapponare la pelle per la pronuncia :P) ma ricco di bei pezzi e belle voci, tra cui spicca ancora una volta un James LaBrie che ultimamente sembra infilarle tutte tranne quando canta con i Dream Theater.
Apriamo un capitolo speciale dedicato alle voci femminili con una delusione: Once dei Nightwish, nonostante un lancio pubblicitario di proporzioni mai viste (o forse proprio per quello) non mi ha convinto affatto ed ho la netta impressione che abbiano scelto di percorrere la facile strada che porta ad un bel mucchio di soldi a discapito della qualità della musica… visti i risultati di vendita sicuramente i loro portafogli ne hanno guadagnato.
Passiamo invece alle belle scoperte: per prima (in ordine cronologico) Norah Jones di cui ho ascoltato Feels like Home. Veramente un piccolo gioiellino di album e una voce eccezionale (potrei uccidere per avere una cantante così :P). Voce eccezionale anche quella di Joss Stone. Quando sentii parlare di lei per le prime volte ai telegiornali (in cui veniva presentata come la nuova grande promessa del soul mondiale, rimarcando il fatto che non era interessata al successo e altre favolette simili…) ricordo di aver pensato che questa sua immagine da “ragazza della porta accanto” non sarebbe durata. Non posso dire di essermi sbagliato (l’MTV-o-meter segnala una preoccupante quantità di passaggi dei suoi video… ;)) ma senza dubbio sono stato smentito nelle mie previsioni più catastrofiche, che la vedevano già come la nuova Britney Spears o la nuova Christina Aguilera (a strapparsi le mutande ululando in qualche infimo show pur di far parlare di sé). Come se non bastasse che ho un debole per le voci femminili, la Stone se ne è anche uscita con due album uno meglio dell’altro: The Soul Sessions, un debutto ricco di potenziale e Mind, Body and Soul, davvero notevole anche sotto il profilo musicale. Osservata (e ascoltata) speciale per il 2005… speriamo in bene ;)
Rimaniamo in tema di voci eccezionali, perchè non si può definire altrimenti la capacità vocale di Devin Townsend. Ascoltato per la prima volta qualche anno fa nell’album degli Strapping Young Lad (senza nemmeno sapere chi fosse) è rispuntato fuori con l’album di Lucassen e mi ha incuriosito al punto da spingermi ad informarmi di più. Dopo aver ascoltato un po’ di materiale sparso dai suoi vari album posso dire che senza dubbio ha uno stile originale e personalissimo, a tratti geniale, anche se i suoi pezzi sono un po’ troppo pesanti per i miei gusti (e forse anche un po’ troppo fuori di testa :P)
Ci avvicinamo alla conclusione, ma prima è d’obbligo citare gli Incubus, scoperta recentissima ed entrati quindi per un pelo in questo mio consuntivo del 2004. S.C.I.E.N.C.E. è davvero un gran bell’album, con un tiro veramente eccezionale.

Ecco qua il mio consuntivo musicale del 2004: nonostante abbia sicuramente lasciato fuori qualcuno che non mi è venuto in mente è risultato più lungo di quanto immaginassi… ragion per cui accantono al momento l’idea iniziale di proporre un consuntivo “globale”, rimandandola ad una seconda parte che comparirà su queste pagine tra qualche tempo ;)

There’s room for all God’s creatures…
right next to the mashed potatoes

[no title]

Sunday, February 13th, 2005

Saturday Night… OMG, why did I have to remember this stupid song? It’s the first thing that came to my mind when I was thinking about this post… x_x
BTW, I have still too many things to do… even more than 2 weeks ago! (Most of them are exams of course.) In my spare time however I’m working on this site (this is how it works: the less time I have, the more I feel compelled to use time for coding…). Stay tuned for a surprise in the next few days (or weeks…).