Archive for August, 2005

Wakamaru

Wednesday, August 31st, 2005

What is Wakamaru? According to the linked site, it’s a kind of “family robot”, a mixture between a butler and a secretary. A very short and yellow secretary. With wheels.
Besides the obvious interest a piece of technology like this may rise, I’m shocked by its ugliness. What on earth did the designer had on his mind? And it was also awarded with the “Good Design Award 2003″!
Look at his “face”: he is obviously angry about something. About something I forgot to do, I bet.
I don’t know if I would like an angry robot like this to harass me telling me it’s time to get up, to get out, that someone’s called or whatever… I’d smash it into pieces after an hour.

I’m back!

Monday, August 22nd, 2005

That’s it ;)

On Vacation

Sunday, August 7th, 2005

I’ll be on vacation for 10/14 days.
I just hope it won’t be one of those vacations that leave you more tired than you were before ;)

Goodbye, see you all soon! ^_^

Just a little overkilling…

Friday, August 5th, 2005

Teen Faces 17 Years For Taping Movie [eng]
Riprendeva film al cinema: rischia 17 anni [ita]

Como como como Chameleon

Thursday, August 4th, 2005

Questa battuta l’avrò usata un milione di volte da un anno a questa parte… ormai è consumata come un paio di scarpe vecchie, ma introduce egregiamente il tema di cui sto per parlare.
Da un anno, cioè da quando ho iniziato la laurea specialistica, mi sono trasferito alla sede di Como del Politecnico di Milano.
I tre anni passati a Milano mi avevano profondamente deluso. Non so neanche io di preciso cosa mi aspettassi di trovare, ma di certo non è stato quello che ho trovato. Così, quando si è prospettata l’ipotesi di andare a Como, l’ho presa seriamente in considerazione, fino a decidermi al grande passo.
Ora che è trascorso un anno mi chiedo: ne è valsa la pena?

La risposta è meno scontata di quanto credessi. Probabilmente ero arrivato inconsciamente a pensare che questo trasferimento fosse una specie di evento miracoloso che avrebbe risolto tutti i miei problemi… ovviamente non è stato così: come sempre ci sono dei pro e dei contro.
La distanza è sicuramente un elemento sfavorevole che pesa parecchio: circa un’ora e mezza di viaggio (tra treno e metro) all’andata e altrettanto al ritorno sono una discreta rottura di palle, senza contare il tempo che fanno perdere e che potrebbe essere impiegato meglio. Ma il vero problema del pendolarismo è doversi conformare agli orari dei treni: dopo anni passati ad usare la metropolitana, il fatto di dover sempre tener d’occhio l’orologio per non perdere il treno è snervante. Uscire prima dalle lezioni, schizzare via come fulmini appena sono finite, arrivare in ritardo… tutte piccole cose cui faccio fatica ad abituarmi.

Il carico di lavoro è decisamente aumentato rispetto alla triennale (forse anche per l’assenza delle prove in itinere in favore di un unico appello finale) e la sessione di esami appena conclusa è stata decisamente pesante. Tuttavia dalle (poche) informazioni che ho sulla situazione a Milano, pare che siano messi anche peggio.

Sulla qualità dei corsi, devo ammettere che c’è stata una svolta positiva. Molti esami richiedono la realizzazione di un progetto, che influenza in modo consistente il voto finale: senza dubbio un progetto ben fatto aumenta il numero di ore da dedicare ai corsi, ma almeno si ha la sensazione di realizzare qualcosa, si può lavorare in team, si impara a produrre della documentazione chiara. Inoltre si stempera un po’ la tensione dell’esame e la paura di dimenticarsi qualcosa proprio sul più bello.
Alcuni esami invece richiedono una presentazione orale alla classe di un progetto o di un approfondimento, una modalità particolarmente stimolante perchè spinge a confrontarsi con un “pubblico” e aiuta ad abituarsi a parlare in modo chiaro, conciso, se vogliamo anche ad essere più convincenti quando si parla con gli altri. E’ anche un modo per mettersi alla prova, una sfida.
Non tutti i corsi ovviamente seguono queste modalità e non tutti i corsi sono ugualmente interessanti. Anche a Como ci sono i classici corsi-mattone, che col senno di poi si sarebbero evitati volentieri, ma tutto sommato la libertà nella compilazione del piano di studi (nessun corso è obbligatorio, bisogna solo rispettare alcuni limiti sui crediti) permette di evitarne la maggior parte.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, in special modo sui singoli corsi o i singoli professori, nel bene e nel male, ma per ora mi fermo qui.
Anche alla fine di tutto questo discorso, non sono sicuro di poter rispondere alla domanda “ne è valsa la pena?”.
Dal momento che non ho modo di conoscere la situazione della laurea specialistica a Milano (e in ogni caso la conoscerei solo in maniera indiretta) sto iniziando a pensare che forse non potrò rispondere mai.
Tuttavia non posso lamentarmi (più di tanto ;)) della situazione attuale: gli aspetti positivi bilanciano quelli negativi e forse ne avanza anche per far pendere il piatto della bilancia in favore dei primi.

Un’ultima nota.
Per quanto mi abbia deluso, al Poli di Milano ho passato tre anni della mia vita (e tra parentesi non ci sono stati solo aspetti negativi, ovviamente). E’ buffo come ogni tanto questo mi porti ad avere nostalgia dei luoghi: delle aule roventi in cui ho passato ore ed ore a seguire lezioni prima dell’estate, delle aule gelide e smisurate del Trifoglio, della mensa, del Mulab in cui ho gettato via un sacco di tempo per stare dietro ad un progetto impossibile, della scomodità anacronistica dell’aula Natta, dei portici, dei cortili…

Karma karma karma karma karma chameleon
You come and go
You come and go