Archive for April, 2007

Troppe saghe fanno male

Sunday, April 29th, 2007

I film demenziali sono, per definizione, delle stronzate. E’ possibile però categorizzarli in stronzate geniali e stronzate inguardabili.

Epic Movie rientra senza ombra di dubbio nella seconda categoria. Non andate a guardarlo al cinema se non volete vedere il vostro senso dell’umorismo lasciare la sala a metà proiezione.

Nihon no anime – ni

Thursday, April 26th, 2007

Finita la tesi, sono riuscito a mettermi a pari con alcuni anime che dovevo vedere: sommerso da una valanga di giapponese, quindi, non ho potuto fare a meno di scrivere un nuovo post sull’argomento :D

La maggior parte delle nuove parole vengono da NHK, un gran bell’anime di cui forse parlerò in futuro.
Partiamo dall’acronimo: il significato più comune (non l’unico…) dato nell’anime è Nihon Hikikomori Kyokai. Kyokai significa “corporazione”, “società”, mentre Nihon significa naturalmente “Giappone”. In effetti l’acronimo è la parodia di quello che indica la TV di stato giapponese: Nihon Hoso Kyokai ovvero Japan Broadcasting Corporation.

Hikikomori è un termine che merita maggiore attenzione: non solo è centrale per lo sviluppo dell’anime, ma è anche fondamentalmente intraducibile. Letteralmente significa “stare in disparte”, “isolarsi” e viene utilizzato per indicare quelle persone (solitamente adolescenti o giovani) che si isolano dal mondo e rifiutano ogni contatto sociale, chiudendosi di conseguenza in casa per mesi o anni.

Un altro termine da NHK è maguro. Non che venga ripetuto molto spesso, ma deve aver risvegliato nella mia mente il ricordo di qualche ristorante giapponese. Maguro significa “tonno”: ora potrete sfoggiare una nuova consapevolezza la prossima volta che ordinerete un maguro maki :D

Vediamo ora un paio di parole che molti sicuramente conoscono: le cito ora perché dopo NHK credo finalmente di riuscire a non confonderle più tra di loro. :P Shoujo significa “ragazza” e per estensione indica anche tutta la produzione manga/anime orientata al pubblico femminile. Bishoujo significa “bella ragazza” e si riferisce stavolta ai personaggi piuttosto che al pubblico: il target in questo caso è più che altro maschile. Per parcondicio citiamo anche Shounen (“ragazzo”) che è il corrispettivo maschile di shoujo. A questo punto, poi, non è difficile indovinare il significato di bishounen ;)

Chiudiamo la carrellata da NHK con kamisama, il termine utilizzato in giapponese per indicare “Dio” o generalmente “divinità”. Nella mia ignoranza, mi sembra estremamente nipponico il fatto che a dio ci si rivolga con la massima deferenza, usando il suffisso ~sama. In kanji, kami-sama è composto dal simbolo 神 (“spirito” o ancora “divinità”) e dal simbolo 様 (l’onorifico sama, appunto). La cosa interessante è che il primo dei due kanji lo ritroviamo anche in 死神 (shinigami), un termine che sarà molto familiare a chiunque abbia seguito qualche puntata di Bleach e che significa “dio della morte”. Torna tutto! Sono quasi commosso :D

Direttamente dal delirante FLCL arriva infine mayuge, ovvero “sopracciglia”. Non una parola di uso prettamente comune, ma nel contesto dell’anime assolutamente centrale. Tra parentesi: le suddette sopracciglia in FLCL sono state realizzate scannerizzando una nori (alga giapponese, tanto per tornare ai maki :D).

Il titolo di questo post non è difficile da decifrare, visto che è identico a quello di un post precedente sull’argomento. Unica aggiunta: ni, ovvero “due” ;)

I poeti laureati

Friday, April 20th, 2007

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti…

Montale mi perdonerà, ma in questo caso dei poeti laureati non frega una ceppa: oggi il laureato sono io! :D

Di solito non uso il blog per celebrarmi, ma questo 110 e Lode, coronamento di anni di fatiche, meritava proprio un post :P

Tesi incravattata

Il ringraziamento più grande, di diritto, va a Tari (aka Matteo) senza il quale il lavoro ed i risultati di questa tesi non sarebbero stati possibili. Quando si può contare su un collega così, il lavoro diventa incredibilmente più facile ;)
Un altro grande ringraziamento va poi a tutti quelli che si sono sbattuti per venire a sentirmi in quella landa dimenticata da Dio che è il Politecnico di Como: l’ho apprezzato davvero tanto.
Grazie anche a tutti quelli che mi hanno chiamato, mailato, sms-ato, inviato piccioni viaggiatori: è come se foste stati presenti anche voi ;)

Si volta un’altra pagina. Iké!

Deja

Wednesday, April 18th, 2007

Se potessi saltare tra le nuvole
che vedono la mia testa volare
da sempre per aria…

Deja – Lei lo avrà posato

In confezione famiglia da 300

Saturday, April 14th, 2007

Una stupidaggine che ho messo insieme dopo aver visto 300. Quei campi di grano leggermente desaturati e tendenti al giallo mi hanno urlato “Mulino Bianco!” nella testa per tutto il film :D

Leonìdi

Etichettamenti

Friday, April 13th, 2007

Alzi la mano chi, da bambino, non ha mai guardato con un misto di timore reverenziale e cupidigia le prezzatrici usate nei supermercati. L’idea di attaccare etichette in ogni dove ha un fascino perverso che è difficile negare :D

Le etichette di cui in realtà voglio parlare, però, sono quelle di Google Image Labeler: un servizio di Google che suppongo essere attivo già da parecchio tempo e di cui tuttavia ho sentito parlare solo qualche giorno fa.

L’applicazione web di Google sembra (o meglio, è a tutti gli effetti) un gioco multiplayer, ma con un obiettivo tutt’altro che frivolo: etichettare con tag significativi tutte le immagini nel database di Google Images, in modo da rendere le ricerche più efficaci.
Il problema della ricerca tra immagini è principalmente l’impossibilità da parte di strumenti automatici di distinguerne il contenuto (cosa che non avviene col testo, anche se a livello semantico le cose si fanno naturalmente più complesse). Un cervello umano è invece in grado di riconoscere il contenuto delle immagini con estrema facilità; tuttavia, dato il volume di immagini indicizzate, sicuramente l’etichettatura non sarebbe un compito alla portata di un manipolo di impiegati di Google.

L’idea applicata è quindi quella classica dei compiti svolti sul web in modo collaborativo e distribuito (wikipedia, tanto per dirne una, ma in un certo senso anche SETI@home): sfruttare migliaia (milioni?) di utenti ed appioppare il lavoro a loro. La parte originale dell’idea di Google è il motivatore: l’etichettatura delle immagini diventa un gioco, nel corso del quale due utenti, in un tempo limitato, devono assegnare dei tag a delle immagini e guadagnano punti quando uno dei tag assegnati  da entrambi coincide. Il meccanismo è geniale anche perché in questo modo si mettono due persone al lavoro su ciascuna immagine, il che riduce la probabilità che l’etichetta assegnata sia palesemente sbagliata (uno controlla l’altro, per così dire).

Ora però dovete scusarmi, devo andare: ho una classifica da scalare :P

Piccoli Quino crescono?

Thursday, April 12th, 2007

Guardate questa immagine e ditemi se non sembra un lavoro di Quino.

(In realtà a quanto pare si tratta dell’opera di uno studente non particolarmente amante della matematica, riportato in questo post. Via Dedian)

Link liberi!

Wednesday, April 11th, 2007

Frequento quotidianamente da anni il sito del Corriere della Sera online. Una delle cose che mi hanno sempre dato fastidio è il fatto che ogni link esterno debba aprirsi con un inutile frame nero in cima, come se il sito del Corriere tentasse disperatamente di tenere ancorati a sé stesso i propri utenti, contro ogni principio base della navigazione su Internet.

Per risolvere il problema, mi sono fatto un minuscolo script per Greasemonkey: Corriere.it link freedom elimina il javascript responsabile del fastidio, rendendo tutti i link normali. Lo metto a disposizione nel caso qualcuno sia interessato ;)

The curse of Medusa

Tuesday, April 10th, 2007

The question seldom addressed is where Medusa had snakes. Underarm hair is an even more embarassing problem when it keeps biting the top of the deodorant bottle.

Terry Pratchett – Soul Music

La lezione di RitaliaCamp

Wednesday, April 4th, 2007

Bru ha scritto un post-fiume sul RitaliaCamp, che ovviamente consiglio di leggere a tutti coloro che sono interessati all’argomento. All’interno del post, le lezioni ricavate da questo BarCamp, che mi permetto di riportare qui:

  1. When you want to broadcast messages, do it in simple statement.
  2. You get only one chance to convey a message. Choose wisely.
  3. Hide complexity. Let the participants deal with a wiki page, not with an hypertext.
  4. Energy is wasted both in active efforts (talking, moving, fighting) but also in passive stances (waiting)
  5. Every body perseveres in its state of being at rest or of moving uniformly straight ahead… but in complex systems the will of the system itself can still be opposed by its single components (again, if the communication within the system is not perfect)
  6. The overlapping of physical and virtual spaces and the fact that a “concept” (identity, enterprise, event) exists in both worlds requires higher/new forms of perception and awareness
  7. People are smarter than you. So don’t worry too much, it’ll take time, but they’ll find a way
  8. Put constraints on people and as soon as possible they’ll explode and scatter like would-be stars in the big bang; show them the rainbow and they’ll home on the golden pot.
  9. Be yourself, no matter what they say.

Le prime lezioni, forse perché riguardano la parte del Camp che ho potuto seguire più da vicino, sono quelle a mio parere più importanti. Oltre, naturalmente, alla citazione di Sting :D

In generale mi è sembrato che nei commenti successivi al RitaliaCamp sia prevalsa la sensazione di aver imparato qualcosa di importante, anche e soprattutto dagli errori. Per quanto riguarda il futuro… si vedrà ;)