Archive for June, 2007

Silenzio

Friday, June 29th, 2007

E io voglio che torni, lo voglio con tutta me stessa, perché lei non sapeva come parlare con me e io avevo troppa paura per parlare con lei, così non parlavamo mai, trasformando però il silenzio in qualcosa da condividere.

Terry Pratchett – L’intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi

Emo blog

Tuesday, June 26th, 2007

Mentre resiste saldamente al secondo posto la mia amata chiave di ricerca “universitarie nude”, un outsider si fa largo tra le query: al terzo posto spunta misteriosamente un “emo blog”, che assieme a “blog emo” (8° posto) porta al mio post sull’Emo Ragno. Il piazzamento su Google non è ancora buono come per l’altra chiave di ricerca, ma non c’è dubbio su quale delle due sia più interessante :D

A proposito di emo: da quanto non sentite pronunciare luleelurah? ;)

Paprika

Monday, June 25th, 2007

Paprika: animazione visionaria giapponese. Trama giustamente aggrovigliata (qual è il sogno? quale la realtà?), colonna sonora folle, trovate immaginifiche in ogni frame. Curioso come soltanto una sala a Milano l’abbia preso in considerazione, per giunta solo in orario pomeridiano.

Per maggiori dettagli, comunque, chiedete a Glor ;)

Sulle abitudini

Saturday, June 23rd, 2007

Mentre sono in metropolitana per andare a tornare dal lavoro di solito leggo, in modo da passare il tempo (tra parentesi, i libri di Pratchett hanno il formato perfetto per essere letti sui mezzi ;)).
Di settimana in settimana, ho sviluppato un discreto sesto senso per le varie fermate, in modo da non dovermi distrarre dal libro finché non sono arrivato a destinazione.

L’altro giorno ho incontrato nella stazione di partenza una persona che conoscevo, quindi ho chiacchierato per un po’ di fermate ed ho iniziato a leggere solo a metà del viaggio. Ovviamente, una volta arrivato a destinazione, il mio sesto senso di lettore non mi ha avvisato e solo per un pelo sono riuscito a scendere in tempo, agguantando libro e zaino e lanciandomi fuori dal vagone.  L’abitudine stava per fregarmi.

Ci sono altre occasioni in cui le abitudini possono avere un impatto negativo sulla vita. A volte sono piccole cose (quando ho cambiato posto a spazzolino e dentifricio sono andato avanti per tre mesi ad aprire l’armadietto in cui erano prima), altre volte sono ostacoli insormontabili (spesso rifuggiamo i cambiamenti, anche quando sono necessari, per non doverci privare del nostro guscio protettivo di abitudini), altre volte sono un qualcosa di invisibile e sottile, che sottrae alla nostra attenzione mille particolari del mondo che ci circonda (quante volte si percorre una strada ben nota praticamente senza accorgersi di farlo?).

Eppure, io penso che le abitudini siano necessarie. Non potremmo vivere senza: non ne avremmo il tempo e finiremmo per accumulare continuamente stress. Per fortuna però il nostro cervello è in grado di formare abitudini, di far sì che gesti continuamente ripetuti diventino man mano sempre più automatici, fin quasi al punto che siamo in grado di attuarli senza doverci pensare minimamente.

L’esecuzione musicale, tanto per fare un esempio, si basa pesantemente sull’abitudine ed i miglioramenti tecnici consistono fondamentalmente nell’esercitarsi su una certa abilità finché questa non diventa naturale, per poi passare all’abilità successiva. Ad esempio: senza l’abitudine, suonare la batteria richiederebbe un continuo sforzo cosciente per ricordarsi con che forza colpire le pelli, come si eseguono certe figure, dove stanno i vari pezzi del set, come si muovono le mani, le braccia, le gambe, i piedi, persino come si fa a stare seduti senza cadere e come si fa a respirare. La mente non è semplicemente in grado di gestire in modo cosciente tutti questi processi ed infatti si concentra solo sulle attività più complesse (o meno familiari), delegando tutto il resto alle abitudini.

Proprio perché l’abitudine agisce in maniera quasi inconscia, è difficile notarla, finché funziona. Finiamo per vederla solo quando siamo costretti a gettarci fuori dal treno in fretta e furia, dimenticando che è solo quello il meccanismo che ci ha permesso di leggere indisturbati fino a quel momento.

Le tre stimmate di P. K. Dick

Tuesday, June 19th, 2007

Le tre stimmate di Palmer Eldritch è un libro che ho letto un bel po’ di tempo fa. Perché ne parlo ora?

Ho letto un post di Massimo Morelli sull’argomento e devo dire che ha espresso tutte le idee che mi frullavano in testa su questo romanzo e su Dick in generale. Finora non ero riuscito bene a metterle a fuoco, ma ora ho l’impressione di averle un po’ più chiare.

La scrittura di Dick non è bella: non è scorrevole, è spesso involuta e indecifrabile, lascia moltissimi sottintesi e salta da un punto all’altro senza avvisare il lettore. Però la cosa straordinaria è che sotto questa scrittura tutto sommato grezza si nascondono sempre delle idee geniali: qualcosa che risuona con i dubbi, le fantasie e le paure del lettore. Qualcosa che apre orizzonti fino ad allora soltanto percepiti con la coda dell’occhio. E anche qualcosa che rappresenta bene o male una sfida al lettore: riesci a comprendere? Riesci a vedere la realtà nascosta dietro il gioco di specchi? Riesci a dipanare la matassa che si arrotola su sé stessa da una pagina all’altra del libro?

Il contesto interiore

Thursday, June 14th, 2007

Un cattivo scrittore è chi si esprime tenendo conto di un contesto interiore che il lettore non può conoscere. Per questa via l’autore mediocre è portato a dire tutto quello che gli piace. La grande regola sta invece nel dimenticarsi in parte, a favore di un’espressione comunicabile. Questo non può avvenire senza sacrifici.

Albert Camus

TDizionari

Monday, June 11th, 2007

Il sito del Corriere della Sera ha aperto una nuova interessante sezione, che permette una rapida consultazione di vari dizionari online (per ora Italiano, Inglese, Francese e Tedesco). Per quanto – a ben cercare – le alternative si trovino facilmente, è positivo che qualcuno abbia deciso di offrire un servizio di dizionario che non impone una fastidiosa registrazione obbligatoria.

In spirito stranamente 2.0, il Corriere offre anche la possibilità, agli utenti con un sito, di utilizzare nelle proprie pagine delle widget che puntano direttamente ai dizionari. Iniziativa meritoria ed innovativa se non fosse che – oddio! – il codice HTML da includere nelle pagine è una complicatissima tabella, senza alcuna ombra di CSS. Viva l’innovazione :|

La casta

Sunday, June 10th, 2007

Image of La casta

Ci sono libri che risulta faticoso leggere. Non perché non siano ben scritti, ma perché il contenuto è in qualche modo doloroso per il lettore. La casta è uno di questi libri: un viaggio allucinante tra i costi della politica italiana, la crescita sproporzionata dei partiti, le follie che si può permettere chi esercita il potere e soprattutto il senso di soffocamento dato da una realtà dalla quale – lo si percepisce – non c’è modo di uscire.

Il sottotitolo chiarisce tutto: così i politici italiani sono diventati intoccabili. Gli unici che potrebbero cambiare le cose sono esattamente coloro che non hanno alcun interesse a cambiarle. Tutti gli altri, ormai, non possono più fare niente, contro una casta che ha passato anni ad accumulare privilegi e potere, rendendo la propria posizione praticamente inattaccabile.

Sarei felicissimo di sbagliarmi, ma penso che la prova della correttezza delle tesi del libro potremo vederla nella vita italiana di questi giorni: anche dopo la denuncia di Rizzo e Stella non succederà niente. Come al solito.

Un filo

Thursday, June 7th, 2007

Tra qualche giorno (il 9 giugno, se non sbaglio) finirà l’anno scolastico. In questo periodo dell’anno mi tornano sempre in testa alcuni nostalgici ricordi dei miei ultimi giorni di scuola, ormai persi nelle nebbie del passato. In particolare, mi trovo ad assaporare il ricordo del ritmo rallentato che accompagnava l’ultima settimana di scuola, persa nel limbo: troppo presto per essere già vacanza ma troppo tardi perché didatticamente succedesse qualcosa di serio. E ripenso anche ai primi giorni di “libertà”, a quella prospettiva di tre mesi che rendeva l’orizzonte del nuovo anno scolastico praticamente invisibile.

Ci ripenso, dicevo, ma sono pensieri che spuntano a intermittenza, di punto in bianco. Sono slegati dalla mia realtà: non sapevo neanche la data precisa dell’ultimo giorno, mentre 6 anni fa avrebbe occupato la mia mente per settimane.
Lo stesso vale per l’università: neanche un anno fa mi dibattevo tra i miei ultimi esami, mentre ora ho perso qualsiasi cognizione dello scorrere dell’anno accademico. La fine del semestre, le date degli esami, gli orari delle lezioni… ciò che per 5 anni ha occupato una gran fetta della mia vita è ormai totalmente perso, al punto che quando parlo con amici che vanno ancora all’università non so mai se sono in periodo esami, se sono alla fine del primo semestre o all’inizio del secondo eccetera.

Tutto questo è normale. Ma, forse ingenuamente, non ci avevo mai fatto caso fino ad ora. Viviamo la nostra vita in mezzo a persone che vivono la loro, precedendo o seguendo qualcun altro che ha camminato sul nostro stesso percorso, senza altra cognizione che non sia noi stessi.
Certo, magari sappiamo che Tizio sta all’università mentre Caio lavora da 10 anni. Ma della loro vita, in fondo, non sappiamo nulla. Spesso non abbiamo neanche idea del passato delle persone che ci sono più vicine, così come non sappiamo cosa intendano per il proprio futuro. Persino il presente, molto spesso, non può essere condiviso.

Ogni vita è come un filo in un tessuto ma, per quanto sia fitta la trama, i fili non possono far altro che toccarsi fugacemente tra loro per poi separarsi e proseguire da soli. Certo, toccheranno altri fili, o si incontreranno nuovamente con fili già conosciuti. Ma, invariabilmente, solo di sé stessi potranno avere realmente coscienza.

Change

Friday, June 1st, 2007

Change
Bring on the changes

Incognito – Change

In questi giorni ho dei lavori in casa, che mi hanno privato per qualche tempo di Internet. Al di là del fatto che quando mi sono riconnesso sono stato sommerso dai feed non letti, è stato curioso notare come si possano notare dei dettagli sulle proprie abitudini solo cambiando, uscendo da esse e guardandole dall’esterno.

Da qualche anno ho praticamente smesso di guardare la televisione. Non mi sono mai chiesto il perché, ma trovandomi improvvisamente con una serata libera di fronte e non potendo occuparla con le solite navigazioni web, sono stato ineluttabilmente risucchiato verso la scatola magica della tv… non che ne abbia tratto grande soddisfazione, ma ha assolto il suo scopo principale, ovvero farmi passare del tempo. Curioso: non me ne sarei mai accorto, se non avessi rotto temporaneamente con le mie abitudini.