Archive for December, 2007

Le infinite vie del giapponese

Sunday, December 30th, 2007

Stavo gironzolando sul blog di Massa. Massa (Masahiko Kobayashi) è un giapponese che ha iniziato a studiare l’italiano da autodidatta e che ha avuto l’ottima idea di scrivere, da qualche anno a questa parte, ogni post del suo blog sia in italiano che in giapponese (versione in romaji e versione in kanji). Per quanto ovviamente io non sia in grado di comprendere la parte in giapponese, è utile per ritrovare qualche termine qua e là ;)

Dal suo blog sono finito qua, ovvero su una pagina che presenta alcuni piatti italiani (o aspiranti tali :D). Il titolo della pagina è パパさんのイタリア料理: vista la quantità di Kana, mi è sembrato un ottimo candidato per un tentativo di interpretazione… se vi interessa, vediamolo insieme ;)

I primi due caratteri sono Katakana: la sillaba “ha” (ハ) con il pallino (handakuten) diventa “pa” (パ), quindi “Papà”.

I due caratteri successivi sono Hiragana e rappresentano un termine molto comune: “sa” (さ) + “n” (ん) formano “san”, ovvero “Signore”.

Il carattere seguente è ancora un Hiragana, ma già ad una prima occhiata l’avevo separato istintivamente dal resto (fortunatamente la forma è facile da riconoscere ;)). Si tratta infatti della sillaba “no” (の), che ha la stessa funzione della “s”nel genitivo inglese: indica possesso e potremmo tradurlo con “di”.

I quattro caratteri successivi sono Katakana. La parola che rappresentano dovrebbe esserci estremamente familiare: “i” (イ) + “ta” (タ) + “ri” (リ) + “a” (ア) = “Italia” (non dimentichiamo che in giapponese non esiste una distinzione tra i suoni che noi chiamiamo erre ed elle).

Gli ultimi due caratteri sono naturalmente i più difficili, poiché si tratta di Kanji. Fortunatamente, mi è balzato in mente il termine giapponese per indicare la cucina (nel senso di “cibi tipici”) e ho avuto il sentore che potesse stare bene in una frase del genere. In effetti una breve ricerca ha confermato ciò che avevo sostanzialmente tirato a indovinare: i Kanji 料理 corrispondono alla parola “riyouri” (りょうり), che indica proprio la cucina.

Tirando le somme, potremmo tradurre liberamente il titolo con “La cucina italiana del Signor Paparino”. Non so a voi, ma a me una frase del genere suona davvero terribilmente giapponese :D

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Saturday, December 29th, 2007

Sei di un’ignoranza ripugnante?
Ma vuoi coniugare cultura e progresso?
Vuoi coniugare impegno e risultati?
Vuoi coniugare affermazione e contenuti?

Non puoi. Sono tutti sostantivi!

Claudio Bisio

Esportiamo topi

Tuesday, December 25th, 2007

Ho sempre creduto che Topo Gigio fosse un personaggio esclusivamente italiano. Ho scoperto invece per caso che è stato esportato con successo in molti paesi dell’America Latina, negli Stati Uniti e persino in Giappone, dove è conosciuto come トッポ・ジージョ (la cui lettura deve suonare più o meno come Toppo Jiijiyo).

Tra l’altro scopro su Wikipedia che i giapponesi avevano creato nel ’92 (o forse nell’88) una serie animata che aveva per protagonista un Topo Gigio venuto dal futuro (di cui mi par di ricordare vagamente la sigla) e nel 1967 un film di animazione intitolato Topo Gigio e la guerra del missile (トッポ・ジージョのボタン戦争/Toppo Jijo no botan senso).

E con questa perla di informazioni superflue, auguro a tutti Buon Natale. メリークリスマス! :D

Portal

Saturday, December 22nd, 2007

Portal è un gioco assolutamente geniale. Volendo inventare il nome di un genere, potremmo classificarlo come FPP (First Person Puzzle): un gioco in prima persona che azzera quasi completamente la componente di combattimento e porta ai massimi livelli l’aspetto che riguarda la risoluzione di enigmi (molto più divertenti del classico trova-la-porta, prendi-la-chiave, apri-la-porta, tipico dell’FPS medio).

I vari puzzle sono legati tra loro da una trama molto ben congegnata, che non fa sentire affatto la mancanza di un cast di personaggi più nutrito (a tutti gli effetti i protagonisti sono due, al massimo tre, compreso il giocatore). Unica pecca, l’estrema brevità del gioco ed il finale che di conclusivo ha ben poco (però i “titoli di coda” sono me-ra-vi-glio-si :D).

Altro aspetto interessante – già introdotto, se non erro, in Half Life 2: Episode One – è la presenza del commento degli sviluppatori: oggetti interattivi sparsi per i livelli permettono di ascoltare vari clip audio in cui gli autori spiegano aspetti dello sviluppo del gioco e rivelano interessanti particolari. Molto succosi in termini di informazioni sono i commenti che riguardano l’interazione con il gioco da parte dei tester: data la meccanica innovativa di Portal, è molto interessante scoprire quali sono i nuovi problemi che gli sviluppatori si sono trovati a dover risolvere a livello di interfaccia utente.

That was a triumph
I’m making a note here: HUGE SUCCESS

Hot Fuzz

Sunday, December 16th, 2007

Hot Fuzz è una divertentissima parodia dei film polizieschi e di azione che consiglio a tutti di vedere. A differenza della maggior parte delle parodie ha anche una trama: assurda come il resto del film ma sviluppata e coerente. Alcune scene, poi, sono assolutamente geniali :D

CIGNO! 

La differenza

Tuesday, December 11th, 2007

Qual è la differenza tra chi ancora crede nei propri sogni e chi invece ha lasciato che pessimismo e cinismo li oscurassero?

Chi ci crede si trasferisce a Londra, per potere finalmente dedicare la propria vita alla musica, spinto solo dalla forza del sogno e dalla fiducia nel fatto che in qualche modo tutto funzionerà.

Chi ha smesso di crederci se ne sta fermo qua, ritaglia e incastra scampoli di tempo sempre più scarsi, e a volte si chiede se ne vale la pena.

Majorette nude

Monday, December 10th, 2007

Ormai più di un anno fa, avevo scoperto con una certa sorpresa alcune curiose chiavi di ricerca tra le statistiche del mio sito. Da allora le ho tenute d’occhio attentamente, alla ricerca di qualche perla… ed ora eccole qua:

  • “cos’è l’arte”: pretenzioso…
  • “url di youtube”: prova a indovinarlo
  • “simbul addominali”: not found :D
  • “come fare un patto con satana”: prova a telefonargli, prima
  • “penetrazione”: non voglio sapere quale dei possibili significati stavi cercando :D
  • “attaccare etichette”: affascinante! :D
  • “majorette nude”: interessante misto tra universitarie nude e il mercatone di Fizzonasco
  • “stock di carta igienica”: come mai questa ricerca porta qui?
  • “cinture che girano”: eh?
  • “come costruire un semplice circuito elettrico con i bambini”: mah, io userei delle resistenze, invece dei bambini…
  • “politane”: prego?
  • “abaco zuzzurellone”: questa è meravigliosa :D
  • “hentai blog”: lo prenderò in considerazione, se un giorno volessi aumentare le mie visite…
  • “uccidi hamtaro”: allora è vero che i cartoni giapponesi rendono violenti!
  • “i’m going to be an engineer”: ripensaci!
  • “10 frases com o verbo tuby”: uh?
  • “britnei spece snza mutande”: chi??

Rimane saldamente tra le prime posizioni l’evergreen “universitarie nude” in tutte le sue possibili declinazioni. Mi ha invece stupito la frequenza del termine “emo” tra le chiavi di ricerca: dall’inizio dell’anno ad oggi più di mille visitatori sono arrivati a questo sito con una parola chiave contenente “emo”… e praticamente non ne ho parlato mai :D

Ma dove sono stati finora?

Saturday, December 8th, 2007

Non mi sogno neanche di entrare nel merito della nuova cacciata di Luttazzi da una TV italiana. Riassumo solo per chi non ne fosse al corrente: il programma Decameron di Luttazzi è stato sospeso da La7 a seguito di una battuta pesante che coinvolge Giuliano Ferrara.

La cosa ridicola è che quella battuta è vecchissima: ricordo di averla già sentita almeno una volta (ma verosimilmente più di una volta) in qualche spettacolo di Luttazzi. I responsabili di La7 che hanno assunto Luttazzi concedendogli “la più totale libertà creativa” che cosa si aspettavano? La recita natalizia della Vispa Teresa?

Got Milk?

Thursday, December 6th, 2007

Osservate per un attimo questa bottiglia:

G@t Milk?

Cosa potrà mai contenere? Sarà forse LATTE? O magari sarà sapone liquido?

Il design di questa etichetta è talmente assurdo che fa sorridere: i due elementi maggiormente in evidenza – la scritta gigante e la foto del latte che viene versato nel bicchiere – rappresentano curiosamente proprio ciò che il prodotto non è. Per quanto difficilmente qualcuno potrebbe essere tratto in inganno fino al punto di bersi con i cereali una tazza di sapone liquido, è evidente che la scelta comunicativa non è delle migliori.

Andando al di là del caso specifico, errori di questo tipo sono a mio parere rivelatori di una delle più difficili sfide che si presentano a chi deve comunicare un prodotto, che si tratti di progettare un’etichetta, di preparare una lezione universitaria oppure di stendere una documentazione.

La sfida sta nel liberarsi della propria forma mentale per assumere quella del potenziale utente: mettersi cioè nei panni di chi del prodotto non sa nulla. L’errore nell’etichetta del prodotto di cui sopra (lattone? saponatte?) è molto banale: si dà per scontato che il tipo di prodotto sia già noto e si evidenzia piuttosto una sua caratteristica specifica. Questo ovviamente soddisfa il designer – che sa perfettamente di lavorare su un sapone – ma non tiene in considerazione il fatto che l’utente vuole sapere che diavolo di prodotto si trova davanti, prima di preoccuparsi se sia aromatizzato al mughetto o alla lavanda :D

In ambito informatico, questo è lo stesso principio che rende tanto difficile scrivere della documentazione comprensibile: bisogna partire dal punto di vista di chi non sa nulla, pur sapendo in realtà già tutto.
Non escludo che qualcuno possa anche essere all’altezza di un tale compito senza bisogno di aiuto, ma per tutti i comuni mortali il mio consiglio è di chiedere sempre un parere a qualcuno che davvero non sa nulla del prodotto software in questione. Se la documentazione è chiara, riuscirà a decifrarla senza problemi. Altrimenti… toccherà tornare allo scrittoio ;)

La grammatica di Dio

Saturday, December 1st, 2007

Una decina di giorni fa ho preso una decisione: La grammatica di Dio sarebbe stato l’ultimo libro di Stefano Benni che avrei comprato a scatola chiusa.

Da quando – ormai ben più di 10 anni fa – rimasi fulminato dalla Compagnia dei Celestini, ho divorato tutta la bibliografia di Benni su cui sia riuscito a mettere le mani (ovvero tutto a parte le liste della spesa, direi :P). Da qualche anno, però, l’idillio ha iniziato ad incrinarsi.

Non saprei dire che dei due abbia la colpa e probabilmente chiederselo non ha neanche senso: in tutti questi anni è cambiata la sua scrittura ma sono cambiate anche le mie letture. Lo stile di Benni pare molto incupito negli ultimi tempi: più acido e disperato, meno immaginifico e comico.
Margherita Dolcevita, penultima opera pubblicata, mi ha lasciato piuttosto indifferente, ed era solo l’ultimo di una serie di libri che non avevo certo amato alla follia

Eccoci quindi tornati alla Grammatica di Dio. Un libro di racconti brevi, di “storie di solitudine e allegria”, come recita il sottotitolo.
Solitudine ce n’è tanta, allegria poca, ma tutto sommato direi che il Lupo non ha ancora mollato il colpo. Forse più cupo e cinico, ma sempre perfettamente a segno su qualche nervo scoperto dell’umana condizione. Forse meno ricco di trovate immaginare e assurde, ma con il classico nero umorismo che serpeggia tra le pagine.

Evitando di elevare troppo le mie aspettative sono riuscito a trovarlo godibile. Direi che non sarà il mio ultimo acquisto per quanto riguarda Benni ;)