Archive for March, 2008

Bestemmie! su Rieducational Channel

Saturday, March 22nd, 2008

Ok, il titolo del post è lievemente urlato, e ammetto di averlo fatto solo per attirare l’attenzione :D

Questo è in effetti uno di quei post che riguardano assurde ed inutili curiosità a cui devo assolutamente dare risposta (siete stati avvisati).
Nello specifico, mi sono sempre chiesto perché il verbo inglese “to swear” abbia il significato di “bestemmiare” e “imprecare”, oltre al classico “giurare, prestare un giuramento”.

Scommetto che state già fremendo dalla curiosità :P

La spiegazione, a quanto sono riuscito a capire, è piuttosto semplice: come conferma un dizionario etimologico, to swear ha in effetti il significato originario di “prestare giuramento”.
I giuramenti – specialmente intorno al 1400, epoca cui si fa risalire il secondo significato di cui ci stiamo occupando – vengono spesso prestati invocando una divinità o una figura sacra: penso che tutti abbiano sentito almeno una volta dire “lo giuro su Dio”, oppure “che Dio mi fulmini se…”.
Da qui in poi, si tratta fondamentalmente di mutare il contesto. Se nel contesto formale di un giuramento queste invocazioni sono accettate, non lo sono però più nel momento in cui cambia il contesto: diventano così bestemmie o imprecazioni.

Un particolare affascinante di questa estemporanea ricerca etimologica è stato scoprire una possibile fonte dell’aggettivo “bloody”. Bloody viene spesso usato dai britannici come aggettivo blandamente spregiativo, ma non nel suo significato primario di “sanguinario” (se frequentate Pratchett, pensate al nome di Bloody Stupid Johnson :D). Una delle possibili origini dell’uso di bloody come imprecazione è ancora una volta di carattere religioso: una contrazione di “By your Lady”, esclamazione diffusa in epoca medievale.

Sapevatelo!

La scomparsa dei fatti

Saturday, March 1st, 2008

Image of La scomparsa dei fattiHo letto La scomparsa dei fatti di Marco Travaglio, visto che mi è stato regalato.

Sottolineo il fatto che mi sia stato regalato perché – fosse dipeso da me – probabilmente non l’avrei mai neanche aperto. Così come La Casta di Rizzo e Stella, questo di Travaglio rientra nel novero dei libri la cui lettura risulta maledettamente dolorosa: ogni volta arrivo alla fine sopraffatto da un senso assoluto di disperazione, intesa nell’accezione etimologica di “perdita di ogni speranza”.

Nonostante tutto, una volta iniziato il libro, l’ho divorato in due giorni. Non solo è ben scritto, ma ciò che racconta riesce ad essere talmente assurdo e agghiacciante da generare una sorta di spinta morbosa ad andare sempre avanti, una specie di suspense che sprona a proseguire per vedere quale sarà la prossima nefandezza nella lista.

E’ un libro che consiglierei? Non lo so. Da un lato non posso liberarmi dalla sensazione che sia importante conoscere i fatti di cui parla, ma dall’altro sono sempre più convinto che queste denunce non servano a nulla, nelle acque paludose della politica e dell’informazione italiane.
Se avete bisogno di un libro che vi spinga all’espatrio, però, è perfetto :D