Archive for September, 2008

Life Sucks

Wednesday, September 24th, 2008

Avete mai provato a dire a Google “life sucks“? Ci ho provato per caso* e i risultati sono stati in qualche modo sorprendenti.

Mi aspettavo di essere sommerso da una sfilza di tristissimi blog usati come sfogo e invece la prima pagina dei risultati porta quasi unicamente a siti con un orientamento positivo: consigli su come risollevare la propria vita, articoli umoristici, video divertenti (almeno nelle intenzioni).

Se accettiamo l’assioma di questi ultimi anni – ovvero che l’algoritmo di Google è fonte ultima di verità sugli argomenti che indicizza – questa ricerca restituisce un’immagine della rete piuttosto diversa da quella che avevo immaginato finora. Non so quanto migliore, tra video idioti e tentativi di vendere libri a persone disperate, ma senza dubbio diversa.

* In realtà volevo scoprire se qualcuno avesse già pubblicato sulla rete un involuto gioco di parole che mi era venuto in mente e che alla fine ho deciso non fosse degno di essere inflitto ad alcuno :P

Ah, litalia

Sunday, September 21st, 2008

Come ho avuto modo di dire già qualche tempo fa, ho smesso di seguire quotidianamente giornali e telegiornali, limitandomi quasi sempre a scorrere velocemente i titoli tramite feed reader.

Mi sono chiesto più volte se questa scelta non sia alla lunga controproducente: sto forse perdendo informazioni che potrebbero essere preziose? Qual è l’impatto sociale di trovarsi quasi sempre fuori dal torrente dell’informazione?

A queste domande in realtà non ho ancora risposta. Un indizio potrebbe forse venire dalla vicenda Alitalia.

Ho seguito le ultime traversie della nostra compagnia di bandiera in modo piuttosto saltuario, ma comunque carpendo brandelli di informazione qua e là – in parte volontariamente, in parte per l’esposizione passiva all’informazione che ad oggi pare inevitabile. Quello che emerge, nella mia visione, è un quadro talmente surreale che mi chiedo se davvero a qualcuno tutto ciò possa sembrare normale – e, in questo caso, se non sia proprio l’immersione continua in giornali e tg a diluire in qualche modo l’assurdità della situazione.

I fatti, come li ho percepiti io:

  • Mesi fa – con Alitalia che già perdeva vagonate di euro ogni giorno – un’offerta di Air France è stata rifiutata a causa dei sindacati e della volontà di mantenere a tutti i costi una compagnia aerea italiana.
  • In clima pre-elettorale, Berlusconi ha sbandierato un possibile salvataggio ad opera di una cordata di imprenditori, che però si è risolto in una bolla di sapone.
  • L’Unione Europea non ha mai visto di buon occhio aiuti di Stato all’Alitalia.
  • Qualche mese dopo, in crisi sempre più nera, il governo escogita un trucco geniale, ma dal sapore vagamente immorale: si scorporano i debiti di Alitalia in una “bad company”.
  • I debiti spariscono, gli imprenditori riappaiono: ora la famosa cordata è disposta a comprare la “good company”. I debiti della “bad company” finiranno sulle spalle dello Stato, cioè le nostre.
  • I sindacati si oppongono strenuamente all’accordo, mostrando un autolesionismo raro sia dal punto di vista economico (così facendo i lavoratori perdono il posto) che comunicativo (diventano i capri espiatori di tutte le colpe di Alitalia).
  • Sfumata di nuovo l’idea della cordata, Alitalia viene rimessa sul mercato. Sai mai che qualche società distratta la compri per sbaglio.

C’è qualcosa che mi sono perso e che aiuterebbe a rendere tutto questo anche solo vagamente sensato?

Ditemi di sì, per favore.

Dennō Coil

Thursday, September 11th, 2008

Boku Satchii!! Megane! Unchi!
Queste espressioni vi resteranno indelebilmente impresse, se deciderete di guardare Dennō Coil.
E dovreste guardarlo, se non altro per aumentare il vostro bagaglio linguistico giapponese ;)

Dennō Coil è a prima vista un anime per bambini. Ma, come molte altre opere dedicate ai bambini, ha il pregio di poter essere apprezzato – per motivi diversi – anche da un pubblico adulto.

Lo sfondo su cui si svolge la storia è quella di un futuro piuttosto prossimo, nel quale tecniche di Augmented Reality permettono la creazione di un mondo virtuale completamente integrato e sovrapponibile a quello reale.

Questo sfondo, fantascientifico ma non troppo, è forse l’aspetto più affascinante di Dennō Coil: spesso, più che un anime, sembra un video concept che tenti di mostrare le possibili interazioni con la tecnologia che vedremo tra dieci o venti anni.

La trama è avvincente quanto basta. Peccato solo per una serie di filler a metà della serie (la vera piaga dell’animazione giapponese) e per alcuni piccoli buchi di sceneggiatura.

Per chiudere, il significato delle espressioni all’inizio del post:

  • Boku Satchii = frase usata da un antivirus a forma di Barbapapà per presentarsi (boku significa “io”/”me”, mentre Satchii è il nome del suddetto antivirus).
  • Megane = “occhiali”
  • Unchi = “cacca”, ovvero come la protagonista più piccola chiama più o meno qualsiasi oggetto animato, inanimato e virtuale :D

Un anello per cifrarli

Sunday, September 7th, 2008

Cory Doctorow (noto blogger) si è sposato ed ha chiesto a Bruce Schneier (noto criptoanalista) qualche consiglio su come realizzare un anello nuziale che funzionasse anche da cifrario.
Entrambi hanno poi postato la notizia sui rispettivi blog, aprendo ai lettori un concorso per la realizzazione della migliore applicazione crittografica dell’anello.

Questo sì che significa essere nerd geek :D

Geografia fantasy

Monday, September 1st, 2008

Leggendo The Hobbit ho avuto una sorta di illuminazione. Le mappe non servono a niente.

Mi spiego. La maggior parte dei fantasy della “vecchia scuola” si svolgono secondo il radicato cliché del viaggio avventuroso: parti dal punto A per arrivare al punto B e nel frattempo attraversi il bosco C, ti riposi nel castello D e squarti il mostro E.

Ognuno di questi viaggi segue un percorso, che potrebbe essere tracciato con precisione su una mappa. In effetti, molti libri fantasy si aprono con una mappa della zona in cui si svolge l’avventura.

Ora, secondo me questa mappa non serve a nulla.
Non solo: la mia sensazione è che le stesse indicazioni geografiche che costellano la storia vengano bellamente ignorate dalla maggior parte dei lettori. Il bosco C era ad est o a ovest delle montagne F? Come mai i personaggi stanno andando verso Nord, se 100 pagine fa ero convinto che la meta fosse a sud-est?

Il fatto è che le indicazioni sono (1) quasi sempre inessenziali e (2) un carico cognitivo che porta benefici scarsi o nulli. Gli stessi motivi per cui non ci si ricorda quasi mai di un percorso fatto in auto mentre guidava qualcun altro: si arriva a destinazione indipendentemente dall’attenzione posta alla strada percorsa, quindi tanto vale concentrarsi su altri particolari. Come la signora col cappello buffo nell’auto a fianco. O quella coda di drago che spunta da dietro una curva.